Il mal di schiena si può curare anche dal dentista


Attraverso l’elettromiografia, l’ esame di valutazione
neuromuscolare dell’occlusione, si può scoprire la causa del dolore

a cura di Filiberto Vago
 
Molti Pazienti ci chiedono di fare un controllo della loro situazione dentale perché durante un trattamento dall’Osteopata, o dal Chiropratico o dal Fisioterapista, gli è stato detto che particolari dolori o tensioni muscolari del collo o della schiena possano dipendere dai denti. Molto spesso è vero, altre volte no. E’ importante poter valutare il nesso causale tra la sintomatologia algica muscolare e i disturbi dentali per poter risolvere in modo ottimale il problema. La mandibola è come se fosse sospesa nel vuoto, sostenuta dai muscoli masticatori, muscoli importanti e “potenti” come il massetere, il temporale, lo pterigoideo interno ed esterno. Quando questi muscoli si contraggono, permettono il contatto dei denti dell’arcata inferiore contro quelli dell’arcata superiore. Ciò avviene ogni volta che si deglutisce, circa 2.000 volte nell’arco della giornata. Se i denti combaciano tra loro in modo corretto, i muscoli non fanno fatica. Se però i denti non combaciano in modo corretto, saranno i muscoli che dovranno spostare la mandibola per far sì che i denti ingranino correttamente. Ci rendiamo immediatamente conto di come un contatto errato e non armonico possa scatenare dei problemi a livello muscolare. Problemi che a catena si possono poi “irradiare” ai muscoli sottomandibolari e ai muscoli del collo e della schiena. Da ciò contratture, dolori, tensioni… Ma come possiamo noi dentisti valutare correttamente questi disturbi? Sicuramente una visita accurata è la prima cosa da fare. Si possono evidenziare problematiche di facile interpretazione quali: mancanza di denti, denti inclinati, ponti e corone eseguiti in modo non corretto. Un ulteriore aiuto ci viene dato dalle cartine d’articolazione con le quali è   possibile controllare i contatti tra le arcate dentarie e dalla palpazione dei muscoli coinvolti. La cosa migliore, però, è poter utilizzare anche un apparecchio che ci possa dare dei valori numerici e dei grafici di facile interpretazione: l’elettromiografo. Con questo strumento è possibile valutare l’attività dei muscoli interessati e quindi capire se ci sono delle irregolarità da correggere. Noi utilizziamo uno strumento messo a punto presso l’Università di Milano dal centro LAFAS (Laboratorio di Anatomia Funzionale dell’Apparato Stomatognatico) che è composto da una parte “ricevente” che capta i segnali elettrici prodotti dai muscoli mediante elettrodi di superficie, tipo cerotti, e da un computer che elabora i dati ricevuti. L’esame viene eseguito facendo serrare il paziente lasciando dei rulli di cotone tra i denti. Si rileva così il segnale muscolare privo di interferenze dentali che viene registrato. Si tolgono poi i rulli di cotone e si invita il paziente a serrare di nuovo, ma sui suoi denti. A questo punto il programma valuta le differenze di attivazione muscolare quando i denti entrano in contatto tra di loro. Ovviamente questa è la variabile.Se ci sono delle irregolarità, è possibile identificarle e risolverle. Se non ci sono differenze tra un segnale e l’altro, i problemi non sono di origine dentale. Questo esame può anche essere molto utile durante le riabilitazioni orali estese per verificare la correttezza del nostro operato. Inoltre si può controllare la qualità dei lavori protesici pregressi. Può essere anche molto utile quando si fanno trattamenti ortodontici di lunga durata per verificare la situazione iniziale prima del trattamento e quella finale a trattamento completato. L’elettromiografia rimane perciò un presidio indispensabile per aiutarci a fare diagnosi corrette e lavori migliori.
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