Prevenire è meglio che curare... o no?


Non lasciamo che un piccolo dolore trascurato porti a conseguenze
più gravi sia fisicamente che economicamente

a cura di Filiberto Vago
 
A quasi tutti noi è certamente capitato, almeno una volta nella vita, di avvertire un leggero fastidio a un dente. Bevendo una bibita fresca si avverte uno strano dolore. Ci spazzoliamo i denti e il fastidio si ripresenta. Non ci facciamo caso e pensiamo che tanto poi passerà. Alle volte capita proprio così. Si tratta di un’innocua nevralgia transitoria che passa così come è venuta. Atre volte, invece, è un campanello d’allarme che ci dovrebbe mettere all’erta. Potrebbe trattarsi di una piccola carie che sta andando oltre il sottile strato di smalto e, arrivando in dentina, incomincia a trasmettere la sensibilità al nervo. Se siamo attenti a questi segnali e ci affrettiamo a fare una visita di controllo, con una radiografia è possibile sapere di cosa si tratta. Nel caso si trattasse di una carie, con una semplice otturazione il problema è risolto. Se di contro ci trascuriamo perché siamo “sicuri” che non sia nulla, che tanto passerà spontaneamente e lasciamo passare del tempo prezioso, la piccola carie si potrà estendere, raggiungere la parte più profonda del dente e, pian piano, far morire la polpa. I motivi per cui non andiamo a fare un controllo sono molteplici e ricorrenti: “… non ho tempo!”, “… tanto poi passa!”, “… ho paura!”, “… no, io non ci vado perché chissà quanto mi costerà…” eccetera, eccetera. Tutte scuse che sono normali, comprensibili, ma illogiche. Se si attende troppo,   l’unica cosa che può capitare è che il problema si ingrossi e si complichi. Se la carie arriva in polpa, diventa inevitabile fare una devitalizzazione per eliminare tutto il tessuto necrotico. A questo punto, di solito, non è più sufficiente fare una “semplice” otturazione, diventa necessario ricoprire il dente per non rischiare una frattura. Quindi si deve ridurre la corona dentale con trapano e frese, posizionare una corona provvisoria in resina, prendere delle impronte di precisione, mandare il tutto al laboratorio che realizzerà una corona definitiva in porcellana. La corona, arrivata in Studio, andrà provata, adattata e, dopo radiografia di controllo, andrà cementata. Se l’attesa diventasse ancora più lunga tra il primo sintomo e le cure, potrebbe anche capitare che non sia più possibile salvare il dente. Diventa necessario estrarlo. Allora il problema si complica ulteriormente! Che cosa fare del dente mancante? Sostituirlo con un impianto endosseo? Fare un ponte tradizionale con appoggio sui due denti vicini? Quindi “sacrificare” due denti per mettere quello che non c’è più…! Ma vi rendete conto del costo biologico ed economico che ciò comporta e del tempo necessario per realizzare correttamente tutte queste cure? Non si vuole fare del “terrorismo odontoiatrico”, ma ora, forse, non credete che “prevenire” sia molto meglio che “curare”?
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